Gabriella Pascale

Gabriella Pascale



Non ne ho fatto minimamente cenno nel ritratto onirico di Aness Doumi, ma mentre ero nel suo sogno, all'Hotel La Ciliegina a Napoli, sulla magnifica terrazza con vista mozzafiato sul Vesuvio, seduto ad ascoltarlo parlare di guerra, una donna, tre tavoli più in là, ci osservava e ascoltava la nostra conversazione leggendo Se questo è un uomo di Primo Levi. Quando Aness se ne è andato, sono tornato alla sedia nera corrosa, poi ho fatto un bagno al mare, tutto vestito, con la camicia di seta nera che, come carta assorbente, svuotava l'acqua della baia. Sento in me una voce intensa e dolce alberi, alberi... senza sapere bene da dove provenga. Volevo recarmi in via dei Tribunali al n°253, due chilometri a piedi, camminare un po' guidato dalla mia meditazione. La donna mi segue: via Verdi, via Medina, via Croce... entro nell'edificio, una delle opere più belle del Caravaggio Le sette opere di Misericordia è scomparsa. I carabinieri sono già sul posto, stanchi di vedere puntualmente il quadro sparire e poi ricomparire senza una spiegazione. Neanche le telecamere di sorveglianza riescono a immortalarne le continue scomparse e riapparizioni. La donna mi fa cenno di uscire e seguirla nel bar di fronte. Al bancone, con il naso nel caffè mai abbastanza ristretto, le dico «Mi sta seguendo dall'hotel? Non mi dà fastidio se lo fa senza un motivo. Ma lei chi è?». E anche lei immersa nel suo caffè ristretto mi dice Non si ricorda di me? Sono Gabriella Pascale, la sua insegnante di canto. Non ricordo di aver mai preso una sola lezione di canto in vita mia. Alle mie spalle, la via di lava, davanti a me, la via di lava, le dico d'istinto. Mi sento un eroe. Finisce il caffè sorridendo: Venga, Patrick Lowie! Mi porta nella cantina del bar, poi ancora altre scale, e altre ancora sempre di più. Più scendevamo più la luce fuoriusciva dai pori della nostra pelle. Splendidi silenzi. Dopo aver posato il piede sull'ultimo gradino, troviamo il quadro Le opere di Misericordia, ma l'uomo che raffigurava Dare da bere agli assetati  non c'è più. Uscito dal quadro, si lava le mani in un lavandino minuscolo dietro a una porta di legno. All'improvviso, Gabriella Pascale, cantante dalla voce uscita da un sogno, mi dicesiamo nella sua gola poi si dilegua nel capolavoro e canta Sogno tanto, sogno tanto di trovarmi in mare, mare, mare, nella tempesta dalle onde enormi, ed io, io, io che son costretta ad affrontarle da sola, a nuoto, nuotando o in una barca, implorando gli Dei o semplicemente guardando l'incredibile spettacolo: case, paesaggi, alberi sì gli alberi della mia infanzia. L'uomo torna nel quadro. Ho la gola irritata. Sento una presenza nelle corde vocali. Mi viene voglia di cantare, mentre la cantante si trasforma in un neonato pronto a rinascere.


Da vedere online:  La casa discografica di Gabriella Pascale


Traduzione : Irene Seghetti